lunedì 16 maggio 2011

Musica Etrusca tra ricerca e sperimentazione sonora

Francesco Landucci è un musicista e produttore toscano. Utilizza nelle sue registrazioni strumenti di varia natura e provenienza di cui dispone, come ad esempio Sitar, Saz, Siter, Laud e molti altri non suonati in maniera tradizionale, ma facendo particolare attenzione ad una ricerca timbrica e sonora. Alcuni strumenti sono stati modificati in maniera anche permanente ed hanno perso la loro identità per ritrovarne un’altra.
E’ fonico gestore del Poderino Recording Studio, struttura musicale all’interno dell’agriturismo La Fattoria della Gioiosa di Casale Marittimo (Pi). Attualmente compone musiche per le sonorizzazioni e per le immagini per varie case editrici internazionali tra cui Rai Trade, Fridge/Goodfellas, Soundiva, Apbeat e lavora discograficamente al progetto musicale Tilak, un mix tra rock, elettronica ed etnica, realizzando con questo cinque dischi dal 2000 ad oggi ben accolti dalla critica musicale italiana.
Ho iniziato ad interessarmi di ricostruzioni immaginarie sulla vita sonora Etrusca circa nel 2002. Produssi in quell’anno il cd Tages, un viaggio sonoro sulle nostre terre, tra i nostri paesi toscani. Abbinai ad una serie di registrazioni ambientali una serie di brani che ripercorrevano sentieri tra boschi,borghi dall’alba alla notte più buia. Tra questi ce ne erano un paio che feci pensando a come poteva esser la musica etrusca e quindi inizia a documentarmi ed a leggere anche grazie ad un amico amante della storia di questo popolo. Da quel momento, anche se in maniera discontinua, ho sempre alimentato questo mio interesse alternandolo alla passione per la musica indiana, il sitar, il rock, l’elettronica e comunque la voglia di sperimentare musicalmente. Mi sono ricostruito, osservando le antiche iconografie e documentandomi, una serie di strumenti di ispirazione Etrusca ed antica. Quattro Lyre, una piccola Khitara (e ne sto facendo una più grande), Aulòs di varia natura, flauti, crotali, insomma un po’ di strumenti anche un po’ rudimentali per andare a ricercare quelle sonorità che forse potevan esser. Ho preferito fare un percorso di ricostruzione musicale partendo proprio dagli strumenti per dar loro un anima timbrica personale, e far si che i loro suoni mi riportassero indietro nel tempo. Ho cercato di utilizzare solo esclusivamente materiali quali legno, pelli, ossa, canne palustri ma comunque avvalendomi di utensili moderni per sveltire il processo di ricostruzione che per me è mirato più ad una ricerca sonora che archeologica. Gli Etruschi, musicalmente parlando, non hanno lasciato nulla di scritto e quindi è tutto molto misterioso, la cosa certa è che erano dei grandi fruitori di musica. Infatti nell’arco della giornata solevano accompagnare non solo cerimonie e rituali, ma anche il lavoro, la guerra, le fustigazioni, la caccia. Si può aver certezza di ciò proprio dalla grande quantità di iconografie con strumenti o strumentisti che sono state ritrovate, e non solo, anche molti scrittori dell’antichità come Omero, Plinio narrano di questo popolo come avvezzo alla musica quotidianamente; nella preparazione dei banchetti in cucina, nella fustigazione degli schiavi, per ipnotizzare la selvaggina nella caccia ed in battaglia per intimorire il nemico e darsi dei segnali.  E chiaramente in tutti gli ambiti di gioco, sport e divertimento presenti in questa civiltà. Gli strumenti principali erano gli Aulòs o doppio flauto, che potevano essere ad ancia semplice, doppia o a zeppa. Anche il Flauto traverso era presente in alcune raffigurazioni come quella dell’urna della Tomba dei Volumni presso Perugia, la Syrinx o Flauto di Pan anch’essa in varie rappresentazioni, il Keras (corno di animale), i Krotala per scandire il tempo. Il Salpinx, tromba dritta fatta di osso o metallo, il Lituum una sorta di tromba dritta e ricurva al padiglione ed il Cornum invece ricurva in maniera circolare forma di “G”, e gli strumenti a corda come la Lyra, che originariamente secondo la mitologia era fatta con un guscio di tartaruga che aveva la funzione di cassa armonica con una pelle tesa da cui fuoriuscivano le due braccia che unite da un giogo tendevano le corde, che potevano esser di origine vegetale o animale come le corde in budello. A tal proposito ho provato in questa mia sperimentazione a ricostruirmi anche delle corde con l’intestino animale. La Kithara o Cetra invece aveva la cassa di risonanza più grande di quella della lyra ed accomagnava il canto. Per costruire una delle mie Lyre mi sono ispirato alla Tomba dei Leopardi di Tarquinia (480-470 A.C), un’altra invece alla Tomba della Caccia e della Pesca. Ho composto una serie di brani con questi miei strumenti e, non avendo nessun riferimento musicale lasciato da questa civiltà, ho fatto tesoro anche delle mie conoscenze in musica etnica abbinate allo spirito di sperimentazione artistica che comunque ho accompagnato dalla ricerca musicale antica soprattutto Greca, partendo ad esempio dall’utilizzo del tetracordo e le teorie musicali dell’antica Grecia base ancora oggi del nostro linguaggio musicale e teorico, come i “Modi”, o anche il fatto di utilizzare il quarto di tono come nei paesi mediorientali pensando un po’ a quali potessero esser state le influenze, i contatti e le origini del popolo Etrusco. La composizione musicale però non si è fermata qui, poiché la cosa che mi ha da subito affascinato di questa misteriosa civiltà era il fatto che fosse un Popolo Sonoro e come ho già detto suonava nell’arco della giornata. Ho ricreato così momenti di vita immaginari, cui fosse presente la musica come nei brani Simposium o Matan in cui vi è il richiamo al banchetto Etrusco, con l’ atmosfera festosa, coi rumori della tavola e dei commensali, il piacere del ritrovo e della degustazione accompagnati da suonatori di Lyra, Flauto e Percussioni. Musici e danzatori solevano accompagnare lo svolgersi del convivio, che aveva per gli Etruschi significato religioso, celebrato in occasione di una cerimonia funebre come per far partecipare il defunto al convivio “del saluto definitivo”, ma anche un grosso significato sociale, infatti era offerto nella vita quotidiana come simbolo di ricchezza ed appartenenza ad una élite sociale. Oppure “Aruspici” o “Artume” che sono la rappresentazione dal colore notturno, è caratterizzata dai suoni della notte Toscana dove si celebrano rituali sacri con echi immaginari di sacerdoti che invocano e propiziano riti per le divinità. Artume infatti nella mitologia Etrusca era la dea della Notte, della Luna e della Morte. Ma era anche la divinità della Natura della Fertilità. Qui l’accompagnamento musicale è dato da flauti, lyra e tamburo ed ha un andamento quasi solenne e propiziatorio. “Menrva” che per gli Etruschi era la dea della saggezza, della guerra, dell’arte, della scuola e del commercio. Da essa deriverà la Dea Romana Minerva. In questo brano o cercato di riprodurre uno scontro bellico di quel periodo, coi suonatori di trombe e corni che anticipavano l’avanzare delle truppe in campo aperto, il suono degli scudi e delle lance percosse per intimorire l’avversario creano nell’insieme una suggestione surreale che porta l’ascoltatore a rivivere alcuni momenti che erano di pura tragedia come lo sono in definitiva tutte le guerre. Ho effettuato anche alcune registrazioni sott’acqua al mare per riprendere l’ambiente marino e mixarlo al suono della Lyra per dei brani sperimentali. Molti di questi brani sono disponibili anche in Audio 3D per installazioni sonore in cui l’ascoltatore può ascoltare in piena immersione sonora con la tecnologia di A&G, ditta all’avanguardia che opera nel settore dell’audio tridimensionale, di cui sono curatore delle musiche antiche e rivenditore degli x-spat player, lettori per questo tipo di installazioni sonore.Le sonorizzazioni saranno a breve disponibili anche su DVD (AVCHD) per Blu Ray per impianti Home Theatre. Oltre che da solo sto proponendo la situazione live col progetto “Archeologia Sonora Sperimentale” collaborando anche con altri musicisti tra cui Matteo Scarpettini e Marina Mulopulos coi quali già condivido TILAK, altro mio progetto attivo da una dozzina di anni, che unisce oriente ed occidente, etnica ed elettronica (ultimo disco prodotto da RAI TRADE). Sto lavorando attualmente ad una serie di nuovi brani senza alcuna barriera e vincolo dettato dal purismo che spesso rischia di sfociare in folklore musicale più da rievocazione mascherata. Vorrei invece cercare di ricostruire un ponte sonoro temporale partendo si da timbri e sonorità ancestrali ma avvalendomi dove ne sarò inspirato, anche della modernità e della tecnologia con l’intento di raggiungere una sonorità che mi piaccia, un mix sonoro frutto di un legame invisibile tra suoni di Ere distanti secoli tra di loro Sto esaminando anche dei testi Etruschi, per poterne trarre ispirazione dialettica e cercando di capirne la fonetica, valutando anche l’accostamento ad atre lingue antiche e/o più moderne, seguendo un discorso più improntato sull’espressione artistica musicale che sull’etimologia e la morfologia, una sorta di Grammelot per dare espressività musicale e trasmettere emozioni e suggestioni. Insomma un viaggio sonoro immaginario nel passato ma che prende vita nel presente tra ricerca sonora e sperimentazione.

Nessun commento:

Posta un commento

Posta un commento